sabato 16 gennaio 2010

Look Me In The Eye Of Aricon mi osserva poco più in là. Trascino le mie Caterpillar lasciando profondi solchi e alzando più polvere di due bruchi intenti a farsi strada in un faggio secco. Fatico a smettere di scuotere la testa. Tutto questo è troppo. Se non fossi morto morirei.
"I don't like Cats, Claudio. Not to mention brucats, bwah ah ah aah aaaaahhhh!"
E' un idiota ma questo è il massimo che possa fare per allentare la tensione.
"Battutona, Merlin, l'anno prossimo a "La Sai L'Ultima?". Tempo fa pensavo di propormi a uno di quegli spettacoli televisivi in cui il pubblico si sbellica dalle risate per delle cazzate. E vorrei vedere, li pagano. Volevo presentare un monologo pieno di giochi di parole e battute nonsense, umorismo trasversale e macabro, un pò di frecciate alle donne e quel fenomeno di tua nipote al guinzaglio. Secondo te avrebbe funzionato?"
"Non so proprio di cosa parli, figurati se quand'ero vivo perdevo tempo a guardare la televisione. Figa e palletta, caro il mio bamboccio, scopare e giocare, scopare e giocare, altro che, ah!"
E così dicendo, comincia a grattarsi come un ossesso l'orecchio destro con la zampa posteriore, perdendo l'equilibrio e capriolando su se stesso per tornare alla posizione iniziale con gli occhietti neri di nuovo fissi nei miei.
"Stavamo dicendo...?"
"Parlavamo di fenomeni ma tu hai vinto. Quanto manca al pozzo?"
"Dipende. In teoria saremmo già dovuti essere arrivati ma credo tu abbia bisogno di adattarti. Stai ancora pensando a quel che hai lasciato dall'altra parte, vero?"
Vero. E come faccio a non pensare a Monica. Non me ne frega niente di essere morto, ormai, ma averla persa mi risulta intollerabile. Molto più di non rivedere mia madre o mia sorella. O Glauco. Daniele. Raffaella. Max. I miei amici. E sì, non mi sono ancora adattato. Monica. Sei stato il mio guado in un fiume di guano fin quando non ho deciso di affogare. Perché? Per quale motivo? Credevo davvero di essere in grado di fare qualcosa per salvare il tempo e l'esistenza? Ho davvero creduto alle parole di Eleonera? Mi sono sentito il Prescelto, l'Eletto, mentre invece ero solo Lelletto, il peggio soggetto dell'Appio Latino. Idiota. Morto e coglionato. Che fine che ho fatto.
Merlin trotterella verso il manipolo di improponibili eroi che mi precede. Si mette in scia dietro la non-morta e appena arrivato a tiro le infila il muso tra le chiappe. Claudia sghignazza voltandosi e cercando di mollare una sberla sul muso dello stupido cane che torna a razzo verso di me.
"Visto? Prova a farlo tu, altro che stupido cane!"
Lo so che mi ripeto, ma più passa il tempo e più mi convinco della cazzata fatta. Un morto, un pinolo gigante e una specie di spaventapasseri vestito da taglialegna insieme a una prostituta bulgara. Accompagnati da un minus habens a quattro zampe che legge il pensiero. Aiuto.
Norma. Lei non mi manca. E questo è strano, molto strano. La mia ombra bianca, la mia adorata disgrazia amara, la mia migliore scusa per qualsiasi negazione. No, mi dispiace, non saprei a chi lasciarla. No, davvero, non posso, devo tornare a casa a portarla fuori. Sì, mi piacerebbe ma chi può occuparsene ora è fuori Roma. Ho fatto tardi perché ha avuto una crisi epilettica, ho speso due piotte per operarla e non posso manco permettermi una cena al cinese, devo scappare perché ha problemi di incontinenza da castrazione. Povero amore, che iddio mi fulmini. Qui non c'è Norma, non ci sono scuse. 'Fare o non fare, non c'è provare'. Ma che cazzo dobbiamo fare?
Il cielo è un ombra sulle cime bianche delle montagne della follia. Grossi uccelli di un nero più nero del nero girano in tondo sui giganteschi alberi di una foresta alcuni chilometri più avanti. In poco spazio la natura sboccia dimenticando la zona pressoché brulla sulla quale camminiamo. Non c'è una stella che ci illumini, il chiarore pare provenire da tutto quello che abbiamo intorno, l'essenza luminosa che resta dopo la morte. In morte, tiro dritto senza pormi altre domande, arriverò quando arriverà il momento, ma fino ad allora i fantasmi dei vivi, i volti del bene perso, renderanno più pesante ogni mio passo.
Guardo Claudia. Le sue gambe, il suo culo. Non provo nulla, non un briciolo di desiderio. Forse solo la tristezza che mi suscita la mancanza di emozioni. La stessa tristezza del senso di perdita. Mamma mia che fine che ho fatto.
Uno dei lontani uccelli si getta in picchiata a una velocità inimmaginabile per schiantarsi al suolo. Dal turbinio di penne e piume nere provocato dall'impatto si innalza una sorta di sfera dorata. Raggiunti alcuni metri d'altezza, inizia a vibrare e a irradiare una luce fortissima, fino a costringerci a chiudere gli occhi. Quando li riapriamo, il volatile che si era fracassato a terra riprende il volo per raggiungere i compagni. So che quel che ho visto dovrebbe dirmi qualcosa ma non riesco a focalizzare il pensiero. Mi manca qualcosa per capire, forse non ho ancora in mano tutti gli elementi che mi occorrono per decifrare questo evento. O forse non c'è niente da capire e da questa parte chi è morto non può suicidarsi e si può divertire a provarci, boh. Ma la sfera d'oro?
Siamo quasi arrivati alla foresta. Tra gli enormi alberi, degli uomini nudi con dei larghi copricapi di foglie ci guardano. Non riesco a non ridere.
"Ma chi so'sti matti?"
"C'è poco da ridere, sono i Guardiani del Pozzo. Se non supereremo la prova non ci faranno passare."
"Sono tipo i Cavalieri del Tié dei Monthy Python?"
"Eh...?"
"Come non detto. Buongiorno stranieri, noi essere amici e venire in pace!"
Sento le fauci di Merlin chiudersi attorno al mio polpaccio.

domenica 25 ottobre 2009

25 ottobre 2009

Appunti di viaggio.

Non ce la faccio a stare lontano da Lies Irae, mi manca da morire.
Se è vero che ho smesso di scrivere schiacciato dal peso di certe assenze, nessuno mi impedisce di gestire diversamente i personaggi che hanno intrapreso un diverso percorso e riprendere il cammino dove l'avevo interrotto.

A Te auguro una vita perennemente illuminata dalla Stella del Cuore. La mia guida è e rimarrà Sirio, la Stella del Cane.
A Voi chiedo solo il tempo di rimettermi al passo con quella specie di Armata Brancaleone della mia allegra combriccola.
Ricomincia l'avventura.

Claudio

venerdì 10 luglio 2009

Ai lettori (...)

Buongiorno signori, spero tutto proceda per il meglio, l'estate è giunta e per molti di voi anche le meritate vacanze.
Mi dispiace ma chi mi sta seguendo non mi porterà sotto l'ombrellone o alle falde del Kilimangiaro, perché smetto di scrivere Lies Irae. Non ha più senso.
Giuro, mi dispiace e tanto ma per ora, e non so quanto "ora" durerà, le motivazioni e le pulsioni che mi spingevano a farlo sono venute meno.
Vivo in due dimensioni, questo è vero, ma in quella sensibile, nel cosiddetto mondo reale, un paio di eventi hanno svuotato di ogni significato il mio racconto.
Solo questo racconto, sia chiaro che continuerò a delirare su Canile inquieto insieme a Daniele, questa gioia non me la toglierà niente e nessuno.
Mi dispiace, davvero.
That's all, folks, ci vediamo di là.

Claudio

lunedì 6 luglio 2009

Per Dada

Inchiodo, mi giro di scatto e Merlin mi butta a terra saltandomi addosso. Siamo dall'altra parte ma resta pur sempre un cane clown, e dopo avermi dato quattro sleccazzate in faccia, si produce in uno dei più folli hucklebutt mai visti, da ridicolizzare anche il più famoso tra i bull scemi di youtube.
Mentre mi pulisco le chiappe e tento di ridarmi un tono davanti a Giacchettone che mi prende in giro con Claudia, mi accorgo che Pinolo sta parlando con una signora che non mi sembra di conoscere.
"Sì, signora, anche noi ci stiamo dirigendo al Pozzo, se vuole possiamo andare insieme. Siamo una compagnia un pò stravagante ma di sicuro di gran compagnia. E il cane è buonissimo, giuro, ha un aspetto inquietante eppure è il più fedele cavaliere della razza canina."
"Non so, qui è tutto diverso, così... strano. Ma non mi riferisco al vostro aspetto, ho visto di peggio, e poi con voi c'è Claudio, come potrei non fidarmi!"
Sento lo stomaco arrivarmi in gola e non riesco a respirare, a ragionare, a rimanere in piedi. Lo strazio mi devasta e il cuore mi scoppia, so benissimo chi è la signora, non è giusto!!!
Ricomincio a correre come un pazzo, urlo e piango e nelle orecchie risuonano le parole di mia sorella, "Non perdiamo tempo, vi prego... non perdete tempo e dite a chi amate quello che provate", è un loop, non si ferma, si ripete e si ripete, sempre più forte, così forte da farmi impazzire... Giacchettone mi atterra con un placcaggio degno di Ma'a Nonu e poi mi tira su per mollarmi un sonoro schiaffone a mano aperta.
"Ma che ti prende, Claudio? Le cose sono già così difficili di qua, e ti fai pure prendere da egoistici sentimentalismi? E' un bene che sappia quanto sei 'strano', altrimenti le avresti fatto provare di nuovo il senso di cesura e distacco da tutto ciò che amava. A volte mi chiedo perché non ti diamo un calcio in culo una volta per tutte."
"Anch'io me lo chiedo, e molto più spesso di te. Okay, torniamo là, farò in modo di starle vicino e cercherò di alleggerire il suo stato d'animo, okay?"
"Lascia stare, ci ha già pensato Pinolo. E comunque proseguirà da sola, così ha deciso. Trova meravigliosa questa diversità da quanto le era noto e vuole girovagare un pò prima di raggiungere gli altri. Con un sospiro ha anche detto che le ricorda un set cinematografico. Andiamo, dai."
"Non l'ho nemmeno salutata..."
"Meglio così."
Penso a Dada e mi tremano di nuovo le gambe. Ti sono vicino. Se solo potessi dirti che di qua c'è una gran pace, è uno spettacolo, va tutto bene, se riuscissi a far filtrare il senso di tranquillità e farlo arrivare fino a te, magari in sogno, per alleviare la tua pena, anche soltanto per assicurarti che c'è un seguito, il percorso continua, c'è ancora tanto da scoprire... ma conosco il peso della perdita, e mi rendo conto che le mie, come al solito, sono solo cazzate. Ti sono vicino, questa è l'unica cosa che posso dirti.
Claudia mi fulmina con lo sguardo e si gira, riprendendo a camminare. Pinolo mi mette una mano sulla spalla e abbozza un rugoso sorriso.
"Claudio..."
"Grazie. Ma non diciamo altro, zero parole, ora nulla ha senso."

martedì 16 giugno 2009

Merlin alza la testa, come se avesse sentito qualcosa. Muove le narici, volge lo sguardo verso destra, alle alte e lontane montagne che si congiungono con un cielo purpureo, quasi vinaccia dove le cime lo sfiorano. Un cielo inebriato dalle rocce.
"Sì, ineBriatore... andiamo, Squalotto, stiamo facendo tardissimo."
"Da quando anche tu leggi il pensiero...?"
"Ma no, non credo di potere, penso mi riesca solo con le menti inferiori, teh teh teh t-"
Non credo di avere mai corso così veloce.

mercoledì 13 maggio 2009

Norma dorme tra le braccia della Bianca. Continua a cullarla dolcemente, per paura che possa svegliarsi e riprendere a rincorrere Claudio dall'Altra Parte. Alla sua morte nessuno ne ha notato l'assenza, ma presa coscienza della scomparsa del suo padrone/aguzzino/amante/fratello/assistito/protege/idolo/dio, la bulla impazzita di dolore ha cercato di rincorrerlo nel viaggio verso quel territorio irraggiungibile dai vivi, il regno delle anime, dove dovrà dedicarsi alla parte più seria del suo lavoro, ovvero organizzare "La Resistenza" contro l'Orda d'Oro.
Poco è durata la sua corsa, e in preda a una furia cieca e devastante, aveva cominciato a prendere a morsi sé stessa, novella White Rabbit, per poter sparire da questa dimensione e raggiungere Claudio nell'altra. Fortunatamente, la saggia Bianca, che l'aveva seguita preoccupata (ben conscia della sublime stupidità della cana), era riuscita a fermarla nel suo autodistruttivo intento mostrandole una Pigna, l'Amuleto Dei Desideri di Norma. Una volta distrutto il coriaceo frutto, la povera piccola è svenuta tra le braccia della gatta, che ancora la culla sperando che al suo risveglio possa esser tornata Monica, l'unico essere umano in grado di tranquillizzare la povera, piccola orfana.
"Claudio... 'sei sempre stato un somaro ma eri simpatico'. Ha ragione l'Occhiuta Rana che beve vino, anche con me sei sempre stato gentile. Pure quando ti ho aperto la palma del piede perché ti eri avvicinato troppo, purtroppo per te non vedendomi, non mi hai tirato dietro la scopa come ha fatto Monica. E quando le ho dato quella ranfata sul naso, tu non hai cercato di appendermi a testa in giù come ha fatto lei. E sei stato buono, ti sei preoccupato di me quando ho avuto quel brutto problema alla ferita al collo. Sei sempre stato gentile... quindi adesso non fare il coglione, il 2012 è vicino, vedi di darti da fare con quegli stronzi degli Spettri Aurei! "
Maggi Mario accarezza le due sorde con tenerezza, cantando Non Sono Immaginario degli Afterhours. In lontananza abbaiano forte i cani, che si mettono a ululare al passaggio di un'ambulanza. Mario chiude gli occhi, il terzo occhio gli dice che la strega Eleonera e Monica stanno tornando. Per lei sarà il momento più brutto, dopo aver visto il corpo esanime dell'uomo che amava. 
Nel sonno, Norma sgancia un peto degno di Venticello. La Bianca schifata la molla e scappa, Mario sgrana gli occhi incredulo e Monica grida:
"NORMA!!!"

domenica 26 aprile 2009

Io, Maggi Mario. 

Non dormo mai, non sogno. Non mangio e non evacuo. Non faccio l'amore, non posso riprodurmi ma sono identico a tanti altri diversi da me, che sono stati e che saranno. Noi tutti amiamo, in modo assoluto e incondizionale, non solo chi ci ha creato ma le persone che ci ha detto di seguire. Non siamo angeli, gli angeli non esistono. Noi esistiamo da sempre. Si dice che il respiro che ha messo in moto l'immobilità del nulla sia stata la volontà del nostro creatore. E che due di noi l'abbiano scortato nell'infinita assenza fino alla fine, fino a ricongiungersi alla successiva espirazione di chi voleva che tutto cominciasse. Come un soffio. Siamo denti di leone. Dandelion. E come Tarassaco ci spostiamo leggeri tra i mondi, sospinti dalla volontà di chi ci ha immaginati. E non è l'unica affinità che ci lega alla pianta. Ma non è importante. Non ora.
Le due donne sono ancora insieme, così tristi, diverse nella loro disperazione. In una i sensi di colpa si mescolano all'eccitazione e all'euforia di un'azione imminente e inevitabile. Nell'altra la desolazione, la perdita e l'incapacità di accettare questo terribile cambiamento della sua vita, si scontrano con la rabbia cieca nei confronti dell'uomo che amava, autoelettosi vittima sull'altare della sua dipendenza. 
Monica si chiede perché tornare a casa. 
"Tornare" a casa senza Claudio non è un ritorno ma un incubo da cui non c'è modo di svegliarsi.
"Norma! Cazzo, e chi ci ha pensato a Norma...?"
Norma.